STORIA

VICENDE COSTRUTTIVE

 

A pochi metri dalla torre fortificata della masseria Porcaccini sono stati trovati manufatti silicei del primo neolitico (raschiatoi). A duecento metri di distanza, nel fondo scraceddha è stata trovata una serie di reperti della stessa epoca che fanno pensare a una battaglia: frammenti di cranio e punte di freccia di ossidiana. A poca distanza numerose tracce di vari manufatti fittili che si possono ricondurre a un casale romano.

raschiatoi neolitici in selce


Dalla corografia del territorio e dalla memoria degli abitanti di Borgagne si evince che la masseria Porcaccini si trova ai margini di una depressione che nell'antichità formava un lago e che successivamente è diventata palude. L'area è stata bonificata nel 1905, quando fu costruito un canale di drenaggio che dalla masseria Malapezza arriva ai laghi Alimini.

La torre fortificata fu costruita quasi certamente su preesistenti strutture nei primi anni del Seicento (sull'architrave si trova uno stemma con il simbolo di Cristo adottato anche dai Gesuiti con il numero 16018 che probabilmente deriva da un errore dello scalpellino). La torre consisteva in tre stanze su tre piani: per passare dal pianterreno al primo piano si doveva usare, per motivi di sicurezza, una scala a pioli che attraversava una botola sul soffitto e che in caso di pericolo poteva essere ritirata; dal primo piano al secondo e dal secondo al tetto c'era una scala ricavata nello spessore della muratura.
La masseria fu costruita da Cesare Percaccino, all'epoca sindaco del comune di Borgagne. Dal catasto onciario di Borgagne risulta che a metà '700 la masseria era posseduta da don Donato Percaccino, arciprete di Borgagne.

... il notaio Francesco Antonio Palma, di Lecce, il 5 maggio 1601, registrava la presa di possesso da parte del Barone Vincenzo Maria Zimara di Lecce dei casali di Borgagne, Pasulo e del feudo disabitato di San Salvatore, alla presenza del sindaco Cesare Percaccino e degli altri eletti al governo del Comune.
 

... 1748 don Donato Percaccino possiede una masseria con curti case e capanne di fabrico per uso del massaro e rigetto de bestiami nominata Percaccino.



 

la firma di don Donato Percaccino dal registro parrocchiale di metà '700


Nel 1770 Carmelo Pino acquistò e fece ampliare la masseria facendo inserire lo
stemma della sua famiglia sul portone
d'ingresso alla corte principale. Presumibilmente furono costruite le due stanze in pietra leccese con soffitto a botte e copertura a pavimento solare addossate alla torre verso sud, il portone d'ingresso, sempre in pietra leccese con volta a botte e pavimento solare e poi furono sistemate le varie "capanne" probabilmente preesistenti, con pareti in pietra e copertura a embrici su "cannizzo".

Carmelo Pino (particolare di un quadro olio su tela
che si trova nella chiesa matrice di Borgagne)

Una serie interminabile di adattamenti -la classica architettura spontanea- si è succeduta nel corso dei secoli. La copertura della torre, all'origine probabilmente a embrici, è stata sostituita agli inizi del secolo scorso dalla copertura a putrelle d'acciaio con blocchi di pietra leccese.  Verso il 1920 fu costruita una scala esterna e fu aperta una porta per accedere al primo piano della torre anche dall'esterno. In alcune delle costruzioni adibite a stalla il "cannizzo" che sosteneva gli embrici è stato sostituito da tavole di abete, in altre gli embrici fatti a mano sono stati sostituiti da coppi più moderni. Fino al 1980 c'è stato un degrado generale: il "granile" è stato utilizzato come deposito per la spazzatura, la cisterna non è stata più riempita a causa del deterioramento dell'impianto di convogliamento delle acque piovane, tante coperture e parti di costruzioni sono crollate.

elemento per il convogliamento dell'acqua piovana realizzato in terracotta

Nel 1980 sono subentrati gli attuali proprietari che hanno abitato in una costruzione vicina alla masseria fino al restauro completo della stessa finito nel 1996 nell'assoluto rispetto del preesistente.

 


 

ATTIVITA'

 

La memoria popolare ricorda che la masseria Porcaccini, "dove ci si poteva arrivare in barca", era famosa per i fichi, per la bontà dell'acqua dei pozzi, per la bontà dei legumi cotti con l'acqua della cisterna.

la cisterna profonda cm 460

Tra gli altri aveva un albero di fico sotto il quale potevano riposare trenta mucche. La produzione di fichi secchi -ottimi- era notevolissima.
Ci doveva essere stata anche una buona produzione di legumi (al primo piano della torre c'erano i depositi in muratura)
e di grano (all'esterno della torre, vicino alla porta d'ingresso, c'è un "granile", cioè una fossa granaria sotterranea scavata nella roccia del tutto simile agli impianti di epoca romana). Pertinenti alla masseria c'erano tre grandi aie, di cui due ancora esistenti.

il granile profondo cm 370

Nel corso dell'ultimo secolo l'attività prevalente è stata la pastorizia con allevamenti di pecore e mucche. Dal 1980 gli attuali proprietari si sono dedicati alla coltivazione di ortaggi e all'allevamento di pecore e dal 1990 alla coltivazione di cereali.


sommario




 

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